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lunedì, gennaio 31, 2005
GLI AYATOLLAH RINGRAZIANO 
sabato, gennaio 29, 2005
ELLEN EVITA UNA BALENA 
::: 62° giorno
giovedì, gennaio 27, 2005
The time has come
L'ultima pagina del diario di Ivan Noble
http://news.bbc.co.uk/1/hi/health/4211475.stm Ivan Noble è morto oggi, 1 febbraio. http://news.bbc.co.uk/1/hi/uk/4207059.stm
giovedì, 27 gennaio 2005 "Io ho vissuto per non dimenticare quella parte di me, rimasta nei lager, con i miei vent’anni. Ho vissuto per difendere e raccontare l’odore dei morti che bruciavano nei crematori, per difendere la memoria di tutti i miei cari e di tanti innocenti, memoria che oggi si tenta ancora di infangare. Ho vissuto per raccontare che le ferite del corpo si rimarginano col tempo, ma quelle dello spirito mai. Le mie sanguinano ancora. Nostra è, ancora oggi, e sempre, la sofferenza di quel tempo, il nostro camminare avanti, fra mille difficoltà. Abbiamo vissuto la degenerazione, la nostra "vita indegna", ma siamo sopravvissuti, cercando di cancellare la nebbia e il buio, dalla nostra mente". (Elisa Springer)
__________ Sono passati sessant'anni dalla liberazione del campo di Aushwitz, altri campi furono liberati solo a maggio, mentre il fronte si spostava i tedeschi non cessavano di uccidere i prigionieri nel duplice intento di perseguire la "soluzione finale" e di distruggere le prove della loro ferocia. I civili sapevano, almeno quelli che vivendo lungo le linee ferroviarie o in prossimità dei moltissimi campi vedevano i convogli piombati, incontravano i prigionieri assegnati al lavoro esterno, sentivano i rumori e gli odori, parlavano con i militari coinvolti, tantissimi e non solo SS; anche gli alleati sapevano da anni, anche se non da subito nei dettagli. Ci chiediamo ancora come sia stato possibile e perchè non si sia riusciti a impedirlo, nel frattempo in Cambogia, in Rwanda, in Cecenia, nella ex-Yugoslavia, in Darfur, sotto i nostri occhi... 
mercoledì, gennaio 26, 2005
Per la rubrica Difficoltà: 100, la cucina della Pucci pubblichiamo Gratin dauphinois 1 kg di patate ½ litro di latte 1 uovo 1 noce di burro 100 g di gruviera grattugiato 1 spicchio d'aglio Sale, pepe Lavare, pelare e tagliare in rondelle sottili le patate. Mescolare 2/3 del formaggio con l’uovo, il sale e il pepe e diluire con quasi tutto il latte tiepido. Strofinare con l’aglio una terrina dai bordi alti, imburrarla e disporre in strati le patate versando via via la salsa. Dopo una trentina di minuti in forno a 200/220° aggiungere il restante gruviera diluito con il latte, in un quarto d’ora la superficie del gratin sarà croccante e dorata.
Spero che nessuno trovi fuori luogo od offensivo associare alla Giornata della Memoria una pietanza ricca e gustosa, così diversa dalla brodaglia e dal pane nero che costituivano l’alimento dei prigionieri ma sappiamo tutti che il ricordo del cibo e delle tradizioni legate alla propria cucina era nei campi di concentramento frequente argomento di conversazione - e privata ossessione - per quasi tutti gli internati. In visita al bel Museo della Resistenza e della Deportazione* di Grenoble tra gli oggetti in mostra vidi un piccolo taccuino ingiallito appartenuto a un deportato su cui era annotata a matita con grafia fitta e ordinata la ricetta del gratin dauphinois, chissà se era uno scambio di ricette o un modo per ricordare la casa, la vita com’era prima e come voleva che tornasse. La sera a cena in un piccolo ristorante trovai proprio questo piatto: buonissimo e da allora legato per me alla storia della deportazione. *nel dipartimento dell’Isère, occupato dai tedeschi che presero il posto degli italiani dopo l'armistizio, il bilancio dei deportati è stimato a più di 3000 persone: 1200 ebrei, di cui meno del 7% fece ritorno, e 2000 circa tra partigiani e detenuti politici, di cui tornò solo la metà.
martedì, gennaio 25, 2005
ELLEN GUARDA LA LUNA 
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