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martedì, maggio 31, 2005
 

segnalazione

::: Amnesty International

Afghanistan Stop Violence against Women

"At the moment, there are more pressing issues… a civil servant has too much on his mind to deal with women’s rights. It’s a matter of priorities."

Governor of Kandahar, Amnesty International interview,13 September 2004

(...)Husbands, brothers and fathers are the main perpetrators of violence in the home but the social control and the power that they exercise is reinforced by the authorities, whether of the state or from informal justice systems such as shuras and jirgas.(3) Members of factional and militia forces are also responsible for perpetrating violence. In some instances, female members of the family have a role in upholding patriarchal structures, and may also commit violence. However, male members of society perpetrate the overwhelming majority of acts of violence against women.

Violence against women is widely tolerated by the community and widely practiced. It is tolerated at the highest levels of government and judiciary. Abusers are rarely prosecuted; if cases are prosecuted, the accused are often exonerated or punished lightly. Impunity seems to exist for such violence. The authorities seldom carry out investigations into complaints of violent attacks, rape, murders or suicides of women. Women who report rape face being locked up and accused of having committed crimes of zina.(4) Laws frequently discriminate against women and are otherwise inadequate to protect the rights of women. (...)

 

 

postato da laBuba | 18:53 | commenti (16)
 

martedì, 31 maggio 2005

 

 a proposito di un altro referendum

 Baheyya: Egypt Analysis and Whimsy.

Commentary on Egyptian politics and culture
by an Egyptian citizen with a room of her own.

An Invitation from the Association of Egyptian Mothers
All of Egypt Will Wear Black on Wednesday, 1 June 2005



Honourable Citizens, Children of Egypt

On 25 May, the day of the referendum, women and girls participating in peaceful demonstrations demanding democracy in Cairo at the Press Syndicate were subjected to harassment and sexual assault in public, perpetrated by simple people rented by thugs of the National Democratic Party and supervised by generals of the Interior Ministry.

We the Egyptian Mo
thers who dream of a better future for the homeland and a better life for our children have decided to invite the Egyptian people to leave their homes as usual next Wednesday, the 1st of June, but wearing black on their way to work or while running their daily errands.
Every citizen and responsible person before God disapproves of what happened, even if they are not political activists nor care for public activism. We only ask that they leave their house that day as on any ordinary day, but wearing black, and to invite those around them to do the same and explain to them the importance of this symbolic public protest.

As for activists, we call on them in all of Egypt’s provinces to coordinate peaceful, silent vigils in front of their syndicates or in their universities or in certain public places they agree on, in silence and complete solemnity in their black clothes.

The Egyptian Mothers is not a political movement, it is the voice of the silent majority of women, housewives and working women. But they have realised today that the Interior Ministry has overstepped all red lines, and that silence today is a crime and we must stand up in united formation as a united people to defend the Egyptian woman and girl.(...)

 We emphasise that we are not from the Kifaya movement and do not belong to any political force, legal or otherwise. But when the Egyptian woman pays the price of her political participation with the sanctity of her body and her honour, then every Egyptian mother and all of Egypt will go out in clothes of mourning to tell the Interior Minister: We want your resignation…today…now.

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.
 
 


postato da laBuba | 15:49 | commenti (5)


lunedì, maggio 30, 2005
 

......................ma che avranno questi da seguirmi ovunque?
...................................................................................o
.........................................................................................o
............................................................................................
o
............................................................................................
°

(…) Eravamo nel pieno di un’epoca glaciale: una spessa coltre di ghiaccio ricopriva gran parte dell’emisfero settentrionale fino lambire l’attuale Europa centrale; il deserto del Sahara era smisuratamente più ampio e ricopriva quasi tutta l’Africa centrosettentrionale e l’attuale medio Oriente; il livello degli oceani era più basso e le linee costiere molto più avanzate; foreste pluviali e aree boschive erano presenti solo nel Sudest asiatico e le coste erano gli unici luoghi davvero favorevoli alla vita. Così, spiegano i ricercatori, i primi sapiens li scelsero. Passarono a sud dal Corno d’Africa, poi via lungo la costa di quello che oggi è lo Yemen, dove potevano ancora sfruttare le risorse del mare. Successive colonizzazioni li spinsero oltre, fino alla foce del Tigri e dell’Eufrate. Erano circa 70 mila anni da adesso. A quel punto, la via verso nord, che li avrebbe condotti in Europa, non avrebbe però lasciato scampo: migliaia di chilometri di terre senza vegetazione, per giungere alla fine in un continente glaciale.
L’unica alternativa possibile era proseguire lungo la costa, dove il clima era più mite e i territori più ospitali. Vennero così colonizzate le coste dell’attuale India e dell’Indonesia (dove forse incontrarono l’Homo floresiensis, il discendente in miniatura dell’Homo erectus di Giava) e circa 50 mila anni fa, isola dopo isola, i nostri antenati raggiunsero prima il nord e il sud dell’Australia.
Più o meno 45 mila anni fa, il clima era intanto mutato e il deserto arretrato. Fu allora che dalle colonie più antiche sulle coste del Medioriente, risalendo il corso del Tigri e dell’Eufrate, probabilmente ruscelli rispetto a ora, partirono popolazioni che raggiunsero l’Europa.
Il resto è storia nota. Trovarono una specie diversa da loro: gli uomini di Neanderthal, creature tozze e dotate di enorme resistenza al freddo, che si estinsero soccombendo nella lotta per la sopravvivenza. Poi, 25-30 mila anni fa, dall’attuale stretto di Bering i sapiens approdarono nel continente americano.
.
Luca Sciortino per Panorama
via   Pikaia
 
 
 

postato da laBuba | 08:23 | commenti (19)


domenica, maggio 29, 2005
 

 


penso a Clementina Cantoni, una donna forte e generosa,
spero che sia libera e salva subito, ora, 
le dedico queste rose, belle come lei, fiorite sulle pietre.

 

 

postato da laBuba | 12:51 | commenti (6)


giovedì, maggio 26, 2005
 

la Beretta 92:un successo dell'export italiano

 
(...) La particolarità poi sono quelle matricole cancellate. Più che abrase, sembrano uscite dalla catena di montaggio senza numeri di serie o con le indicazioni fatte sparire attraverso metodi industriali. Una prassi che fa pensare più a pistole destinate a operazioni di servizi segreti o nuclei terroristici dotati di un forte appoggio governativo. Agli investigatori bresciani è tornata in mente una vecchia inchiesta, seguita dall’Antimafia, su uno stock di pistole Beretta con la matricola cancellata o inesistente. Un mistero che si era intrecciato con l’istruttoria del giudice Carlo Palermo ma che non era arrivato a nessuna soluzione. Ora gli americani si trovano alle prese con un problema simile, ma in dimensioni molto più grandi: tra quelle scoperte al momento della caduta di Saddam e quelle recuperate durante i rastrellamenti antiguerriglia, le «Beretta fantasma» sarebbero molte migliaia. Sicuramente più di 10 mila, sulla cui origine ora la procura di Brescia deve cercare di fare luce.
.
Così ieri Nunzia Vallini sul Corriere di ieri, e la Procura di Brescia non s'è fatta attendere ordinando una perquisizione presso la redazione milanese del  Corriere.
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::: unimondo/rete disarmo
 
postato da laBuba | 23:50 | commenti (16)


mercoledì, maggio 25, 2005
 

 

vroam

Sono andata dal concessionario Yamaha per la TW che, stando a quanto ho letto in rete, sarebbe andata bene per me, però non la importano più, al suo posto la YBR, non male checché ne dica lavinza, e costa quasi la metà della Van Van, il che per un capriccio è un dettaglio da non trascurare, agguanto depliant e preventivo: "grazie, le farò sapere".

Concessionaria Suzuki, ecco finalmente la Van Van, azzurra, unico colore, graziosa ma da vicino un po’ deludente: praticamente un pouff con le ruote, il venditore ciarliero si complimenta per la scelta: "proprio la moto che io stesso le avrei consigliato, è perfetta per lei, è come per i cani, anche le moto assomigliano ai proprietari…", il ribaldo Ippncimt annuisce, capite che villani: dunque assomiglierei a una 125! il bello è che non si sono resi nemmeno conto della gaffe, con questo non voglio dire che sarebbe più adatta a me la Suzuki 1400 che (infatti) mi piace moltissimo, ma almeno vorrei smentire l’assunto, avevo scelto la van van solo perché mi serve per tragitti brevi e perché sono una ragazza assennata e parsimoniosa;

come se non bastasse entra una bionda - fine, non c’è che dire- colpi di sole, manicure française, giubbetto nero, casco integrale al gomito, si avvicina con fare esperto a una Ducati 620 fenomenale, gialla, e ci monta su parlando di distribuzione desmodromica…

Ippncimt, che fino a quel momento vagava per la concessionaria con la stessa aria infingarda che ho io quando lo accompagno in enoteca, mostrandosi improvvisamente interessato e competente, uno che non distingue una forcella da un cavalletto, si sposta nell' area Ducati: forse vorrebbe essere completamente desmodromico anche lui. quando è troppo è troppo: esco trascinandolo per un braccio: "La ringrazio per le informazioni, è stato davvero molto gentile, vorrei pensarci ancora".

 fine settimana di indecisione e cataloghi compulsati

Torno dal concessionario Yamaha (aspetto mezz’ora mentre è al telefono col commercialista): "ok, avrei deciso di prendere la YBR 125, azzurra…" e quello, scontroso (come tutti gli abitanti di Uglytown, me compresa): "c’è un problemino, non è disponibile in magazzino, provi a telefonare qui o là".
risultato: dovrei fare almeno 320 chilometri per averla di un colore che non mi piace: silver, "bella silver- dice Ippncimt- prendi il casco in tinta: un proiettile d’argento!" (seh, a 50 orari, patetico).

Basta, basta. senza contare che ancora per mesi la moto dovrebbe stare nel garage di mia madre, già immagino che scene: cosa ti è venuto in mente, dove vai, sta per piovere, non ti azzardare a portare il piccino, ma perchè non vai in macchina, ti accompagno io che mi è di strada, non mi far stare in pensiero, sei tutta impolverata, hai dei moscerini sulla faccia (sput), a che ora torni, perde gasolio e macchia il pavimento, non mi far preoccupare, se non eri in moto ti davo un metro quadro di lasagna, ma non prendi freddo? se venivi in macchina mi portavi 36 litri di acqua minerale, guarda il casco come ti combina i capelli: insomma, un dramma.

Intanto continuo ad andare in giro con la mia bella macchinetta - finestrini aperti che detesto l’aria condizionata - spandendo per l’aere del fottuto paese, agro incluso, le note dei trii di beethoven.
mi sa che per quest’anno non ne farò nulla.

   

 

 

postato da laBuba | 14:20 | commenti (20)