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mercoledì, ottobre 26, 2005
 

Prendiamo il caso dell’acqua. È urgente e necessario fermare i trend attuali che spingono alla liberalizzazione, alla deregolamentazione ed alla privatizzazione delle forniture e dei servizi idrici. L’acqua, che ogni civiltà ha sempre considerato con naturalezza un patrimonio comune, può e deve diventare il primo grande bene comune, appartenente all’intera umanità; la possibilità di accesso alle risorse idriche deve diventare oggetto di tutela come diritto umano e sociale. Nei tempi passati c’erano cartelli urbani, marini o rurali. Oggi i cartelli fluviali puntano a favorire la gestione delle risorse legate al fiume nell’interesse comune di tutte le parti che vi ruotano intorno: contadini, aziende industriali, associazioni di varia natura, autorità pubbliche a vari livelli, industrie turistiche. Essi ci dimostrano che una governance cooperativa e solidale di un bene che appartiene al nostro patrimonio comune, non è solo possibile, ma costituisce l’indispensabile condizione per una gestione efficiente e di lungo periodo.
Riccardo Petrella

               acqua
 
piove da ore, a secchiate-fino a filtrare da sotto gli infissi-, con vento fulmini e tuoni. Come in tutta Uglytown, a casa nostra non c’è energia elettrica e quindi neanche acqua corrente.

restiamo a leggere infreddoliti dietro i vetri ma il cielo è così scuro che ci stanchiamo presto, parliamo di come doveva essere complicata la vita un tempo, solo due generazioni fa, e di quanto lo è ancora adesso per la maggioranza dell’umanità, di Bach che componeva a lume di candela, classici argomenti da black-out e sono appena le nove del sabato mattina.
 

dopo una toilette dettagliata ma parsimoniosa – una brocca d’acqua ciascuno (da tempo non consumo acqua minerale, lascio che evapori almeno una parte del cloro disciolto in quella del rubinetto)- andiamo in macchina a cercare una schiarita: quaranta chilometri prima di vedere un po’ di sole;


per fortuna avevo anche una scorta d’acqua per "scopi igienici" e gasolio nel serbatoio altrimenti saremmo dovuti restare a casa, finendo con l’azzuffarci sui modelli di sviluppo e i consumi di materi prime dei paesi industrializzati.

Al ritorno ancora pioggia, ancora black-out a intermittenza, non siamo abituati a centellinare l’acqua, a stare nella stessa stanza per non sprecare le candele e le batterie della radio; sul tardi tornano elettricità e acqua, intanto l’invito a una festa è saltato, che non si può certo andare a non-ballare scarmigliati e maleodoranti.

 

postato da laBuba | 13:45 | commenti (23)


lunedì, ottobre 24, 2005
 

 

 

nel sito dell’hotel Vesuvio non ve n’è cenno ma fu proprio lì che il 24 ottobre 1922 venne definito il progetto della Marcia su Roma;
quel giorno a Napoli erano confluite 40/60 mila camicie nere, la manifestazione era stata autorizzata "per non esacerbare gli animi" e Mussolini tenne due discorsi, uno in piazza per la massa e uno per i signori, tra cui Benedetto Croce (ah,quell' impeto disordinato ma generoso di rinnovamento dell'Italia), al Teatro San Carlo: "O ci daranno il governo o lo prenderemo calando su Roma: ormai si tratta di giorni e forse ore".
Una settimana dopo era a capo del Governo.
 

 

postato da laBuba | 13:13 | commenti (23)


venerdì, ottobre 21, 2005
 

 

 

postato da laBuba | 13:10 | commenti (15)
 

venerdì, 21 ottobre 2005

 

 

Ethiopia: 20000 children sold

Addis Ababa - Poverty-stricken Ethiopians sell thousands of their children for as little as $1.20 (about R8) each to traffickers who put them to work as prostitutes, domestic labour, weavers or professional beggars, said the International Organisation for Migration on Wednesday.

Families sell as many as 20 000 children, some as young as 10, every year.

About two-thirds are trafficked by brokers who earn a part of the child's earnings, while a third are trafficked by friends and family, said Alem Brook, a legal expert with the group's counter-trafficking unit in Ethiopia.

"The parents are often deceived with promises of money or that the child will be educated," said Alem.

"Traffickers pay around 10 to 20 birr (about R8 to R16) for each child."

At least 85% of Ethiopia's 71 million people survive on subsistence farming, and more than 45% of those live in abject poverty. Annual incomes are just $100 (about 660).

The spread of HIV/Aids has taken its toll on families, leaving many children without proper care-takers and vulnerable to traffickers.

Traffickers are also increasing recruitment of Ethiopian women to work as prostitutes abroad, according to the International Organisation for Migration.

At least 10 000 Ethiopian women have been trafficked to the Gulf States to work as prostitutes, according to the group.

Traffickers who prey on girls in Ethiopia expect to earn around 7 000 Birr (about R5 500) for each person they send overseas.

Human trafficking is one of the fastest-growing crimes in the world, earning those involved about $10bn (about R66bn) a year.

If caught, brokers can face jail sentences of up to 20 years, but few are ever prosecuted.

:::  news24.com   Anthony Mitchell

::: International Organization for Migration

::: La Nazione, Tratta di bambini in Etiopia

 

postato da laBuba | 08:00 | commenti (3)


mercoledì, ottobre 19, 2005
 

a gentile richiesta di vertigo, una foto giovanile della pucci

 

postato da laBuba | 13:59 | commenti (26)
 

mercoledì, 19 ottobre 2005

 

 

 

postato da laBuba | 11:04 | commenti (3)