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venerdì, luglio 28, 2006
 

 

 

in un paese civile, come può impunemente, da parte della terza carica dello stato, definirsi "deplorevole" l'iniziativa politica di un parlamentare nonché ministro della repubblica, consistente nella diffusione sul proprio sito di dati pubblici quali i voti espressi dai parlamentari e già disponibili sul sito della camera dei deputati?

:::  antoniodipietro.it

:::  bananabis, marco travaglio

p.s. l'illustrazione ha una funzione meramente decorativa, non intendendosi in alcun modo fare riferimento a membri del governo o a esponenti (o esponentesse) dei partiti.

 

postato da laBuba | 20:18 | commenti (11)


giovedì, luglio 27, 2006
 

 pale, hairy toes

nell'agosto 2003 in cerca di un clima clemente decidemmo di andare nella fresca Inghilterra: fu la famosa estate in cui a Londra, per la gioia dei titolisti dei giornali, si toccarono i 100F, i marciapiedi antisdrucciolo si squagliavano, i prati nei parchi e a Kew Gardens erano gialli come campi di grano ad Enna dopo la mietitura (ammetto una certa meschina soddisfazione da giardiniera mediterranea frustrata), nei musei si boccheggiava, ovunque venditori ambulanti di (carissime) bottigliette d'acqua fresca, negli interni l'aria condizionata a palla ammazzava chi veniva da fuori accaldato e sudato  fino al midollo, nel nostro albergo, concepito da un idiota con  enormi finestre bloccate per motivi di sicurezza, la temperatura dipendeva dal condizionatore: spento: 40C, acceso: 15C,  per i letti non si disponeva che di piumini, insomma l'ondata di caldo aveva preso tutti alla sprovvista.

molte varietà di piante e di animali delle isole britanniche soccombono al mutamento del clima non riuscendo ad adattarsi, al contrario, i bipedi  inglesi si stanno adeguando,  a quanto pare, fin troppo rapidamente:

(...) Walking through central London looking at men's feet (an excellent way, incidentally, to get yourself run over), one sees countless horrors: pale, hairy toes; toes that jut out at odd angles, crowned with dented, yellowed toenails; nails with dirt under them. One spies thickened heels, visible corns, signs of fungal infection and the occasional grubby plaster. Men's feet can be grotesquely huge, like Shrek's, or weirdly small. Many look as if they have never seen sunlight before. When you see a man wearing Birkenstocks with white socks underneath, you can probably assume he's doing you a favour. (...)

::: Guardian, Tim Dowling, Out and proud

postato da laBuba | 07:44 | commenti (8)


martedì, luglio 25, 2006
 

bombe a grappolo, un altro nome per le mine

è possibile colpire obiettivi delimitati usando proiettili
che si
frammentano per un raggio di 50 metri? 
che ne è delle bombe disseminate inesplose?

 

::: handicap international

::: stopclustermunitions

::: video: Terra esplosiva

postato da laBuba | 07:51 | commenti (18)


venerdì, luglio 21, 2006
 



21 july 2006

i am at home in sin el fil

thinking of evan

prisonner in a house

playing playstation all day long

alon

and asking everyday: why can't i go see

farid / yasmina / simon / etc.

what can i answer

  :::     mazen kerbai, beirut

chi andasse sulla libanese Daily star in cerca di informazioni o commenti sulle operazioni belliche (sulla guerra, insomma) in corso, troverà un appello: "help lebanon, send a letter to your government representative"  e il link ad una bozza di lettera, piuttosto articolata e direi formulata in modo da risultare condivisibile da cittadini occidentali;
tuttavia in una cartella e mezza non c'è neanche una riga sugli attacchi di hezbollah, sul mancato intervento dell'esercito libanese per impedirli, sulla pretestuosità della rivendicazione del territorio di Sheeba'a;
l'orrore via via crescente, il rischio che con un casus belli creato alla bisogna siria ed iran vengano coinvolte direttamente mi fanno sperare - contro l'evidenza delle notizie più recenti -che si arrivi quanto prima, immediatamente, a concordare il cessate il fuoco.

 

 

postato da laBuba | 19:52 | commenti (10)


giovedì, luglio 20, 2006
 

 

una bella voce al telefono di casa: "potrei parlare con ******** ******** (usa un nome che ho dismesso da anni)?", "ehm, sono io", "sono *********  **************, sto organizzando ad uglytown una serie di riunioni, per il momento informali, della rosa nel pugno ", il tono è gentile, un po' sussiegoso, ovviamente ho pensato che abbia tratto il mio nome da qualche elenco in caratteri cuneiformi del partito radicale, invece a cantare è stato un antico iscritto al psi, corrente sinistra ferroviaria, in pratica una chiamata in correità, forse sto parlando con un maresciallo della finanza, parto in quarta, "senta...signor...(ho già dimenticato il suo nome) sono assolutamente contraria a questo esperimento,  non capisco come si sia potuto pensare di collaborare con certe persone...", "sì, la capisco, i socialisti...", "ma non è perché sono socialisti, ci mancherebbe, anch'io sono socialista, non è una questione politica, è che si tratta di persone screditate, alcuni esponenti hanno condanne passate in giudicato, non hanno credibilità, non sono affidabili, non penso che ernesto rossi avrebbe approvato ( certe volte le sparo proprio enormi, lo so ma lui non fa una piega, dev'essere un tipo mite e tollerante, poverino, nelle grinfie dei mini-signorile) e del resto non mi pare che le cose vadano granché bene, almeno a leggere i comunicati delle due parti o a sentire pannella, c'è una situazione di stallo, se non di rottura conclamata...", "sì, ma ormai si era deciso, c'è stato fiuggi uno e adesso, poiché hanno intenzione di aderire al partito democratico, prendono tempo e ci impediscono di andare al fiuggi due...", "(eh?) allora avranno da aspettare parecchio...", "purtroppo noi radicali siamo pochi e loro ci mettono nell'angolo...", "eh eh (risata mondana), posso immaginare...", "per questo stiamo contattando le persone dell'area...", "secondo me i radicali non sono affatto pochi, c'è un forte turn over a causa della gestione dittatoriale del partito ed è naturale che delle persone democratiche non resistano a lungo...", "ma il partito radicale ha uno statuto, ci sono i congressi...", "vero, ma i dirigenti sono spesso funzionari, con tanto di rimborso spese, magari in attesa che venga il loro turno per una candidatura, che mozione vuole che passi...", "eh, sì, penso che l'esperienza di benedetto ***** ****** (non scrivo il nome per evitare un nuovo cedimento strutturale dell'editor) all'interno del polo sia per certi versi più interessante...pronto.....pronto.....mi sente?...",
"z...zzz...z...sì, la sento e non sono assolutamente d'accordo, anzi le dirò che l'unico aspetto interessante della commistione tra radicali e berlusconi è la lunga serie di trombature elettorali di calderisi, ah ah
(risata isterica), una così brava persona, non riesco a capire cosa ci fanno degli antiproibizionisti nel polo, per non parlare della legge sulla procreazione assistita " (in realtà se fossi stata un po' meno intontita gli avrei chiesto cosa ci fa nella rnp se è tanto incuriosito dalla casa delle libertà, perché non si iscrive direttamente ai liberali radicali o come diamine si chiamano);
insomma, è finita che mi ha chiesto se sarei disponibile per le iniziative del partito (che poi sarebbero raccolte di firme e scioperi della fame a staffetta), per qualche istante mi è parso di sentire come un richiamo della foresta ma è bastato ricordare le delusioni pregresse, l'atteggiamento ondivago di bonino e pannella verso il venerabile cavaliere, la prodigiosa quanto incomprensibile metamorfosi da antimilitaristi ad interventisti, il disinteresse per la questione morale che la risposta è venuta da sola.
da questo resoconto forse il mio cortese e misterioso interlocutore vien fuori come un tranquillo ingenuotto, mi consola l'idea che magari proprio in questo momento, lui stesso potrebbe star raccontando di una lunga telefonata con una tipa buffa e piuttosto acida.
così imparo.

 

postato da laBuba | 07:28 | commenti (8)


mercoledì, luglio 19, 2006
 


la guerra da un punto di vista libanese, l'opinione di Élias Atallah
Interview - « Personne n’en sortira vainqueur, c’est le Liban qui perd », affirme le député de Tripoli
Élias Atallah : Dans les sociétés qui se respectent, il n’y a pas de timing inopportun pour critiquer une décision politique

En matière de résistance à Israël, Élias Atallah fait autorité. L’actuel secrétaire général de la Gauche démocratique dirigeait en effet les opérations du Front national de la résistance libanaise (FNRL-gauche) lors de l’invasion israélienne de 1982. À l’époque, le Hezbollah n’avait pas encore supplanté les forces de gauche et « iranisé » la Résistance. Le parti islamiste en était encore à ses premiers balbutiements, et la lutte contre Israël n’était pas encore devenue son monopole exclusif.(...)
 
Pour Élias Atallah, c’est une erreur de déconsidérer le système international, les lois qui le régissent et les principes défendus par la communauté internationale. Si, en 1982, la Résistance était dans son bon droit et qu’elle luttait contre une occupation, ce n’est plus le cas aujourd’hui. Le Liban-Sud a été libéré et il existait une entente interne pour trouver une solution diplomatique à la question des fermes de Chebaa, mais le Hezbollah a complètement saboté l’initiative de dialogue interne et a brisé le consensus national à travers son opération visant à libérer les prisonniers libanais en Israël. La légitimité de son action est donc mise à mal. Par ailleurs, en 1982, il n’y avait pas de culte de personnalité au sein de la Résistance. Il y avait un acte de résistance. Il n’y avait pas une frénésie idolâtre au service d’une structure narcissique à la recherche d’une glorification permanente de son rôle et de ses actes.

Dès que l’intérêt privé de certaines parties prévaut sur le bien commun et l’intérêt de la société et de l’État, il faut choisir de sacrifier les intérêts de ces parties – ou de ces partis, surtout quand il s’avère que les intérêts en question rejoignent ceux de certaines puissances régionales, en l’occurrence la Syrie et l’Iran. Le modèle est le même, que ce soit à Damas, dans la banlieue sud de Beyrouth ou à Téhéran : l’on sacrifie un peuple pour des intérêts personnels, en l’entraînant dans une confrontation inégale et en se cachant derrière des slogans pompeux, comme la défense du nationalisme et de la dignité nationale. « L’opération qui a donné le prétexte à Israël de détruire le pays n’est autre qu’un mot d’ordre émanant d’un leader qui se croit inspiré au service d’un autre leader qui se croit inspiré », note-t-il.
Pour le député de Tripoli, les régimes despotiques de la région, qui ont usurpé le discours arabiste de la lutte contre Israël, se sont avérés, dans la réalité, n’être que des machines de répression de leur peuple, obnubilées par le seul pouvoir. Ces régimes ont systématiquement fait avorter toute modernisation des structures de l’État et de la société. Ils ont ainsi été les fossoyeurs de leur peuple, brisant toute possibilité de créer les véritables conditions d’une confrontation avec Israël, affirme Élias Atallah.
Le secrétaire général de la Gauche démocratique estime qu’il s’agit d’un devoir vis-à-vis de la société d’évaluer sans attendre l’action du Hezbollah et de lui demander des comptes, contrairement aux propos de Hassan Nasrallah, qui avait appelé à l’unité nationale et au renvoi des critiques à une date ultérieure. « Dans les sociétés qui se respectent, il n’y a pas de timing inopportun pour la critique et les remises en question. L’unité, c’est très joli. Nous sommes effectivement unis dans cette crise. Mais cela empêche-t-il le massacre d’innocents par dizaines au quotidien ? L’unité empêche-t-elle l’exode massif, la destruction de l’infrastructure du pays et l’effondrement du niveau social ? » souligne-t-il.

Pour Élias Atallah, la priorité est le cessez-le-feu, mais la seule solution est que le gouvernement libanais prenne le contrôle de la situation, recouvre son monopole de la violence légitime et puisse rétablir sa souveraineté sur l’ensemble de son territoire à travers l’armée. D’ailleurs, dit-il, le Hezbollah, qui avait contribué en l’an 2000 à la libération du Liban-Sud, est aujourd’hui en train de détruire, par ses actes, son propre exploit. Lequel exploit aurait dû être complété, dès l’an 2000, par le retour de l’État au Sud.
S’agissant enfin de la confrontation avec Israël, elle ne pourrait être menée qu’à travers un projet nahdawi de citoyenneté, de développement sociétal, économique, démocratique et culturel du Liban, loin de cette équation classique de répression des peuples au nom de la lutte contre l’État hébreu. « Les sociétés fortes sont le seul moyen de faire face à Israël, loin de la logique de la force brutale, dit-il. Nous ne pouvons pas affronter Israël dans les conditions actuelles, avec des sociétés détruites, des armes obsolètes et des régimes qui n’ont cure de leur peuple. Ce sont les pires conditions de confrontation. Il s’agit d’un rapt collectif des peuples arabes, pris en étau entre la logique de l’ennemi et celle du Baas. » C’est donc la place et la valeur de l’homme et de la société qui diffèrent entre la vision qu’a le Hezbollah de la résistance et celle d’Élias Atallah.
Conclusions ? « Il ne saurait y avoir de vainqueur. Ce serait une catastrophe que quelqu’un aille brandir le “V” de la victoire sur les ruines du pays. C’est la leçon que nous avons déjà tirée de la guerre civile : gagner individuellement est inutile lorsque le pays perd. Qu’ils aillent gagner ailleurs. Je sais quelle est la popularité du Hezbollah, qui joue sur le fait que son arsenal constitue une garantie pour la communauté qu’il représente. Les autres communautés ont fait la même erreur par le passé, causant la destruction du pays. Il faut que nous comprenions enfin que la seule structure qui puisse nous protéger tous ensemble est un pouvoir légitime. »

 

 
postato da laBuba | 08:29 | commenti (12)