
suite per rocco: anche seduta accanto al barattolo di nivea più grande e loquace del mondo, capita di commuoversi fino alle lacrime ascoltando la lettura di poesie di rocco scotellaro sulla musica di antonio dambrosio per orchestra jazz. poi capita anche di chiedersi se i figli dei padri ridotti in catene sono qui, tra questi volti assorti e cotti dal sole della vacanza, o invece pochi metri più in là, ad applaudire all'ennesima squinzia del grande fratello che ciancica quattro parole in croce ma con le mutande ben in vista.
Ti rubarono a noi come una spiga
Vide la morte con gli occhi e disse:
Non mi lasciate morire
con la testa sull'argine
della rotabile bianca.
Non passano che corriere
veloci e traini lenti
ed autocarri pieni di carbone.
Non mi lasciate con la testa
sull'argine recisa da una falce.
Non lasciatemi la notte
con una coperta sugli occhi
tra due carabinieri
che montano di guardia.
Non so chi m'ha ucciso
portatemi a casa,
i contadini come me
si ritirano in fila nelle squadre
portatemi sul letto
dov'è morta mia madre.
O mettetevi qui attorno a ballare
e succhiate una goccia del mio sangue
di me vi farà dimenticare.
Lungo è aspettare l'aurora e la legge
domani anche il gregge
fuggirà questo pascolo bagnato.
E la mia testa la vedrete, un sasso
rotolare nelle notti
per la cinta delle macchie.
Così la morte ci fa nemici!
Così una falce taglia netto!
(Che male vi ho fatto?)
Ci faremo scambievole paura.
Nel tempo che il grano matura
al ronzare di questi rami
avremmo cantato, amici, insieme.
E il vecchio mio padre
non si taglierà le vene
a mietere da solo
i campi di avena?


